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Carte
d'arte on-line (www.cartedarte.it) -
040903
Alberto
Giacometti, un gigante a Ravenna
Il
Museo d'Arte della città di Ravenna, alla Loggetta Lombardesca, presenta
(in collaborazione con la Fondation Maeght di Saint-Paul de Vence, poco
sopra Nizza, e la Fondazione Mazzotta di Milano) una grande mostra
dedicata ad Alberto Giacometti. Il progetto espositivo, ampio e
articolato, dà conto di Giacometti, assoluto protagonista della scultura
contemporanea, ma anche straordinario pittore così come fine disegnatore
e incisore di rara sensibilità. Si tratta della più vasta mostra mai
realizzata prima in Italia dedicata all'artista svizzero, grazie ai
numerosi prestiti eccellenti, a partire dal nucleo centrale delle opere
della Fondation Maeght, dalla Kunsthaus (che comprende la Fondazione
Giacometti) di Zurigo e a numerosi lavori provenienti da collezioni
private. Le oltre cento opere scelte dai curatori permettono di
ricostruire il percorso di Giacometti attraverso sculture, dipinti,
disegni e litografie, fornendo un completo quadro della complessa
personalità espressiva di un artista che come pochi altri ha suscitato
l'interesse di filosofi e scrittori quali Jean-Paul Sarte, Simone de
Beavouir, Samuel Beckett.
La mostra si apre con un dipinto giovanile - Portrait de jeune fille,
1921 - testimonianza di una fase di apprendistato nella quale si leggono
fin da subito i tratti geniali del suo lavoro. Gli studi all'accademia a
Parigi e l'interesse per l'arte africana si leggono nella sua prima
scultura monumentale, la Femme cuillère del 1926, ma la Parigi
negli anni Venti lo mette in contatto con la cerchia di intellettuali
della città, dove conosce il gruppo surrealista; inizia a lavorare a
stretto contatto con André Breton e Salvador Dalì, partecipa alle
riunioni e alle attività del gruppo. Opera fondamentale di questa fase
del suo lavoro è L'Objet invisibile. La rottura con il movimento
surrealista, avvenuta nel 1934, lo porta a ricominciare da zero,
annullando ogni esperienza accademica di formazione, per intraprendere con
determinazione una strada del tutto personale. Il ritratto è il campo sul
quale si misura il conflitto creativo dell'artista, lo stesso che aveva
determinato la rottura con il surrealismo. Una dialettica ossessiva tra
realtà e rappresentazione che misura la distanza tra la sua
interpretazione e quella degli artisti a lui contemporanei. Giacometti ha
quella di avere dedicato ogni istante della propria vita alla ricerca: una
ricerca che inizia con l'attenzione verso pietre, alberi, immagini di
quando era bambino: gli alberi e le pietre vengono trasformati, attraverso
la scultura, in uomini e cose, instaurando un legame con la natura che
supera i limiti dello spazio e del tempo (La Forêt, 1950; Etudes
de pommes, 1956), affidando proprio all'istinto primo del bambino,
tipico, quello del creare attraverso un'azione che richiama
incessantemente la distruzione, il motore di tutta la sua arte. In circa
un decennio di isolamento artistico, che segue la morte del padre e la
rottura con i Surrealisti, Giacometti realizza sculture concentrandosi su
un'analisi introspettiva che lascia emergere profonde riflessioni sulla
morte unita alla continuità della vita, creando figure che nel corso del
lavoro si assottigliano fino quasi a scomparire, aiutato dal disegno che
lo indirizza verso le esili forme allungate che si concretizzano nel
lavoro del Groupe de trois hommes, 1943-49.
Negli olii, cosi come nei disegni, ai quali attribuisce un'importanza
fondamentale, dedicandovisi a più riprese in questi anni, ritrae se
stesso, il fratello, la moglie, alimentando un processo di costruzione e
distruzione, perseguitato da un'ossessione di inadeguatezza continua nella
rappresentazione del reale che lo porta a distruggere un numero
impressionante di opere. Il ritratto, assillo di Giacometti, (Diego,
1949 - Annette, 1956) si traduce in un groviglio di linee curve,
cerchi, virgole in cui il contorno del corpo spesso si perde.
E' negli anni dopo il 1950 che si realizza il periodo più fecondo, in cui
le figure si alzano ergendosi filiformi e apparentemente immateriali, come
la serie delle Femme de Venise realizzata per la Biennale del 1956
o l'Homme qui marche I del 1960, dove trovano compimento le angosce
ed i tormenti esistenziali così come la ricerca formale ed estetica.
Nella mostra sono esposte inoltre le litografie del libro Paris sans
fin, frutto della collaborazione tra l'artista e l'editore Tériade
che, nel 1959, decidono di realizzare un libro su Parigi. Filo conduttore
del libro è la vita quotidiana di Giacometti nella capitale francese;
egli sceglie di descrivere i luoghi e le persone a lui più care,
componendo una sorta di diario, che, con l'uso della litografia risponde
all'esigenza di un "...mezzo per fare in fretta, impossibile tornare
sul già fatto, lavorare di gomma, ricominciare tutto di nuovo", un
progetto che, procedendo a fasi alterne, sarà portato a termine solo nel
1969, dopo la sua morte.
Arricchiscono il percorso una cinquantina di suggestivi ritratti
fotografici dell'artista scattati da Ernst Scheidegger nel corso della
lorolunga amicizia e un'intervista realizzata per la televisione Svizzera
nel 1963: Alberto Giacometti: "sono uno scultore mancato".
La mostra è accompagnata da un catalogo delle Edizioni Mazzotta con ampia
documentazione iconografica e i contributi critici di Jean-Louis Prat,
Claudio Spadoni, Fred Licht, Marco Vallora, Casimiro Di Crescenzo, Pietro
Bellasi.
In occasione della mostra, nel mese di dicembre 2004, sarà presentato,
presso il Teatro Rasi di Ravenna lo spettacolo "Ritratto Frontale -
Un dialogo tra Giacometti e James Lord" un progetto teatrale di
Alessandro Fabrizi che prende spunto dal testo del critico d'arte e
scrittore grande amico di Giacometti, James Lord, autore della più
importante biografia dell'artista.
(C.S.) Al
Mar, Via di Roma 13 a Ravenna
fino al 20 febbraio 2005
giorni e orari diversi
ingressi 8 Euro, rid. 6
il venerdì alle 18,30 la visita guidata e l'aperitivo è inclusa
info@museocitta.ra.it
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