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Carte d'arte on-line (www.cartedarte.it) - 010101
SAPORI DI CULTURA BELFAGOR L’ARCIDIAVOLO Il
locale non può essere considerato “storico”, ma storica ne è
sicuramente la gestione. Provengono dal “Piccolo bar ” di Piazza Verdi, i
fratelli Zanini (Romeo e Fabio, per tutti); e nella zona universitaria,
negli anni '60 e primi '70 hanno insegnato a generazioni di studenti
come si beve un buon bicchiere di vino, hanno mantenuto ( quando il
pagamento era dilazionato nel tempo o a volte mancava del tutto) molti
giovani, dai quali peraltro (prevalentemente da quelli di provenienza
veneta), hanno ricevuto il contributo del loro sapere di goliardi. E’
qui, infatti, che in epoca che oggi appare remota, si potevano gustare i
migliori panini caldi, le salsine su canapé di testina di vitello, lo
speck vero delle valli dolomitiche, che a quei tempi, pochi a Bologna
conoscevano. Il '68 (o fu il '77?) spazzò ogni cosa; e i
fratelli Zanini, per non rimetterci le vetrine del bar o peggio, vederlo
saccheggiato (come accadde all’attiguo “Cantunzein”), si
trasferirono in una traversa di Via Marconi, ove per alcuni anni,
alimentarono a cappuccino e brioches la fauna locale degli assicuratori e
dei bancari. Ma la voglia di fare era tanta. Ed ecco l’occasione per insediarsi sotto il portico di San Luca, fuori porta Saragozza, nell’attuale sede: Il Belfagor. In questa osteria con cucina, Romeo e Fabio hanno sviluppato la loro arte. Al bar, nel vano d’ingresso, si possono assaggiare fantasiosi cocktails o scegliere di degustare una delle trecento birre; o semplicemente, sorseggiare una coppa di spumante. Nel ristorante, situato nella seconda sala, con un arredo strambo, fra il postmoderno e il kitch, ma con le luci giuste e riposantissime poltrone rosse da teatro, messe in fila contro la parete; specchi, bottiglie dappertutto, seduti ad uno degli 8/10 tavoli si può apprezzare la cucina. Il
pubblico: molti giovani, soprattutto belle ragazze; alcuni fedelissimi,
universitari (contemporanei e d’epoca) questi ultimi docenti di oggi,
non dimentichi della loro vita studentesca d’un tempo; riempie il locale
fino alle ore piccole. La cucina è un insieme di tradizione e di novità.
Notevolissimi, fra i primi, i cappelletti, alla romagnola, col formaggio
tenero all’interno, frutto della cultura delle terre d’origine dei
gestori. Un altro riferimento al ceppo etnico-gastronomico d’origine lo
si trova nelle tagliatelle al ragù (di carne di pollo e vitello). I secondi vanno da una serie di filetti al pepe verde
o rosa (o allo speck); a deliziosi straccetti di filetto (un Chateaubriand
sminuzzato), saltati in padella con rosmarino. Fantasiose insalate di
stagione accontentano il pubblico a dieta; mentre si troveranno sempre
verdure alla piastra e un delizioso radicchio rosso caldo al vino e
formaggio fuso. Non diciamo dei vini: Normalmente, vi sono bottiglie
regionali ottime, che, senza essere di grandissimo lignaggio, hanno un
ottimo rapporto qualità prezzo. Il sangiovese la fa da padrone ed è
molto difficile fermarsi alla sola prima bottiglia. Nel suggerire con
molto garbo un secondo vino, forse Romeo e Fabio ricordano l’ordine che
chi scrive (assieme alla sua “ balla“ d’un tempo) faceva alla
domanda dell’oste : “e il vino?” …….”molto!” era la
risposta, senza specificarne la qualità.
Virobaldo
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